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La parrocchia sfratta il circolo ACLI

 

I locali torneranno ad ospitare l’oratorio dopo i dissapori con i giovani soci.

 

IL circolo ACLI di Marina di Montemarciano cambia tutto: via il bar per fare posto all’oratorio. IL giorno di ferragosto ha posto ufficialmente la parola fine a circa un quinquennio di autogestione del locale da parte dei soci: soci tuttavia particolari perché, su un’ottantina di iscritti, la grandissima maggioranza è composta da ragazzi under 30. IL provvedimento, assunto dal parroco e dal suo vice, è in realtà frutto di una serie di contrasti protratti nel tempo, intensificatisi nell’ultimo periodo: incomprensioni e tensioni hanno portato alla rottura definitiva. I sacerdoti lamentavano da tempo confusione e rumori, soprattutto di notte, bottiglie abbandonate e scarso impegno, in quello che sempre più era divenuto un “corpo estraneo” alla chiesa. I ragazzi di Marina, dal canto loro, avevano eletto da tempo il circolo come centro di aggregazione e punto di incontro privilegiato dal cui nucleo, lo scorso anno, ha preso il via il fortunato progetto calcistico del Real Casebruciate. Falliti tutti i tentativi di mediazione, la decisione del parroco, in parte annunciata da tempo ma che non ha mancato di attirare su di sé le critiche dei frequentatori, è divenuta irrevocabile, e la notte di ferragosto i ragazzi hanno festeggiato l’ultima serata del circolo. I soci sfrattati, che comunque potranno partecipare alla vita dell’oratorio in quanto soci, stanno peraltro pensando all’apertura di un nuovo bar, magari proprio legato al Real.

Via l’ACLI dalla chiesa: “Che occasione persa”

 

Una decisione che ha suscitato scalpore, quella della chiusura del circolo ACLI di Marina. Tanto che a voler prendere la parola sulla vicenda è ora anche il suo ex presidente, Giancarlo Orsini. Lo ha fatto con una lettera aperta, a segnalare la difficoltà di anni di presidenza, ma anche la volontà di difendere i ragazzi del circolo, nei confronti di uno “sfratto” che, a suo dire, “maturava da tempo”.

La disposizione del parroco era in effetti nell’aria da mesi, per poi divenire esecutiva e definitiva lo scorso Ferragosto, quando i locali del circolo sono stati liberati per far spazio all’oratorio: quest’ultimo diverrà operativo probabilmente per settembre, dopo alcuni lavori di sistemazione. IL tutto, scrive il parroco nella lettera destinata ai soci ACLI, per dare spazio “ad altre attività formative e pastorali che vadano nella direzione tracciata dal nostro Vescovo”, ossia la tutela della famiglia.

Ma Onasini non ci sta, e ribatte che negli anni della sua presidenza si era comunque dato vita “a poche ma significative iniziative coinvolgendo anche l’amministrazione comunale”, dovendo però a malincuore riscontrare “la sostanziale indifferenza da parte di chi, invece, avrebbe dovuto incitare a proseguire”, nessuno avrebbe mai dato un sostegno concreto. L’estate scorsa e la precedente, ad esempio, i soci hanno organizzato due edizioni della Festa senza barriere, con dibattiti nel pomeriggio e musica e cena la sera. Poi, circa un anno fa, la decisione di Onasini di lasciare, a causa del suo trasferimento in altro comune e della volontà di dare spazio ad un successore che fosse sul posto.

Non nasconde, l’ex presidente, che esistessero reali difficoltà nella convivenza tra attività parrocchiali e circolo – dai rumori alla scarsa collaborazione – di cui del resto aveva parlato più volte con i sacerdoti ed i ragazzi, ma allo stesso tempo si contrappone con forza alla decisione del parroco quando dice: “L’indifferenza è dimostrata anche dal fatto che i reverendi sacerdoti (parroco e vice) non si sono mai visti o quasi nella sede del circolo per dialogare con i giovani”.

Un’occasione persa, la fine dell’ACLI di Marina: “Non si è saputo (o voluto) far tesoro di una opportunità che tante altre parrocchie, vorrebbero avere”, “l’apostolato non lo si fa stando dietro una scrivania ma in mezzo alla gente, e nello specifico in mezzo ai giovani”.

Non si placca la querelle sull’associazione ospitata dalla parrocchia a Marina di Montemarciano

 

“Acli, sedotti e abbandonati”

 

I giovani protestano. IL presidente replica: “Autogestione pericolosa”.

 

Due nuovi interventi sul circolo ACLI ospitato dalla parrocchia di Marina, indipendenti tra di loro ma legati a filo doppio: prendono infatti la parola i giovani soci ed il loro presidente Marco Filoni che ha deciso di chiarire alcune questioni, “poiché l’argomento comincia ad appassionare i cittadini e le autorità”. I ragazzi si definiscono “sedotti ed abbandonati, dopo aver dovuto sgomberare dal luogo in cui sei cresciuto” e contestano le modalità dell’allontanamento: “Pochi mesi fa i parroci con una lettera ci sollecitano a lasciare il locale libero per urgenti lavori da compiere in previsioni di preziose riunioni sulla famiglia. Lavori talmente urgenti che dopo due mesi devono ancora iniziare, riunioni talmente preziose che devono ancora essere tenute, o se lo sono state non si capisce perché anche noi e le nostre famiglie non siamo stati invitati”. Ultimo sabotaggio” aggiungono, “è l’aver buttato via il bancone del nostro bar”.

“Ora”, concludono i giovani soci Acli, “ci propongono di mantenere in vita il circolo in giorni ed orari che decideranno loro e con una macchinetta automatica per le bibite. Ma quello che non capiscono è che così ci privano della nostra responsabilità (il locale era autogestito) e della nostra libertà di incontro. IL Presidente concorda sul valore del circolo, “una realtà che permette l’incontro di circa 80 giovani nostri figli, tra i 18 ed i 35 anni, questo è bene anche per i genitori che sapendoli lì, stanno tranquilli. Lì si incontrano, giocano, guardano le partite, discutono e quello che è importante socializzano tra loto, mantenendo vivo il loro conoscersi, permettendo anche a chi altrimenti sarebbe emarginato di far parte del gruppo  amici”. Ma accanto a questo va rilevato che “alcuni di loro non vogliono rinunciare ad un bar autogestito, quando l’autogestione ultimamente è risultata pericolosa dal punto di vista educativo, non si è tenuto conto nella gestione della moderazione ed autoregolamentazione del bere e parlo di bevande alcoliche. Non è certo nei locali parrocchiali che si può accettare cio”. E quindi il circolo, sostiene il presidente, non è ancora chiuso “è sbagliato prendere questo come una cacciata, si vuole solo correggere ciò che non va e questo per il bene dei nostri figli che frequentano il circolo e sono oltretutto il modello delle generazioni più giovani. L’appuntamento per tutti è l’assemblea del prossimo 29 ottobre: “rivolgo un appello ai soci giovani che intendono continuare ad incontrarsi e gestire attività ricreative, a non associarsi a chi vuole a tutti i costi far chiudere il circolo. Chiedo loro di valutare con serenità i cambiamenti e se ritengono di condividere queste scelte, di rimanere soci”. Infine, un invito ai partiti a non fare della questione motivo di scontro politico: “Se avete la possibilità di aiutare questi giovani che non vogliono più condividere ideali della Acli, e vogliono creare un nuovo circolo, fatelo ma attenzione: sono i nostri figli, vanno aiutati, ma se occorre anche corretti”.

Un referendum per il cicolo ACLI

 

Nel weekend 18-19 novembre consultazione per decidere il futuro.

 

La vicenda del circolo ACLI di Marina sta per arrivare alle battute finali: nel corso della recente assemblea dei soci, cui hanno partecipato anche il Presidente Filoni, il parroco e rappresentante di altri gruppi parrocchiali, è stata comunicata la decisione di sottoporre a referendum la chiusura del circolo. Chiamati alle urne per il fine settimana del 18 e 19 novembre, i membri dell’ACLI di marina dovranno esprimere il loro parere, decidendo se mantenere o meno aperto il locale, che sulla carta è ancora attivo, pur se chiuso da Ferragosto per consentire alcuni lavori di sistemazione e manutenzione. Così il presidente filoni riassumeva, in un comunicato di qualche tempo fa, la situazione del circolo: “il parroco, vista la scarsità dei locali disponibili in parrocchia, ci ha chiesto di condividere quelli dell’ACLI anche con altre attività, come l’oratorio” e per questo si sarebbero rese necessarie alcune modifiche, come “cambiare modo di intendere il bar all’interno dei locali, escludendo gli alcolici e sostituendo l’attuale autogestione con un servizio di distributori automatici, anche per permettere ai ragazzi dell’oratorio di usufruirne”, ma anche rispettare l’orario di chiusura per non creare problemi “notturni” ed appunto chiudere “per un periodo sufficiente (due mesi) da permettere l’adeguamento dei locali alle nuove esigenze”.

Le proposte sul piatto sono in buona sostanza due: apertura lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle 18 alle 23 e sostituzione del bar (già smobilitato) con distributori automatici di bevande, in tempi e modi da definire. Nella lettera di convocazione, si precisa che pur non essendo queste “le condizioni ideali per gestire il circolo, non è detto che, con la dovuta calma e nel tempo, non si riesca ad avere un locale tutto nostro. Chiudere significa solo perdere ogni possibilità di miglioramento”. Tale impostazione non ha trovato però buona accoglienza da parte dei giovani soci, che la giudicano lesiva della loro libertà di riunirsi e nei modi voluti, oltre che per il venir meno della responsabilità dell’autogestione; i ragazzi contestano anche il mancato inizio dei lavori di sistemazione del circolo, che erano stati addotti come motivo della chiusura, e che si sarebbero dovuti protrarre per un paio di mesi.

Ora, a dirimere la questione, che ha coinvolto l’opinione pubblica e politica locale, ci penserà definitivamente il verdetto delle urne: seggio aperto dalle 16 alle 19 presso i locali ACLI; la domenica sera si procederà poi allo scrutinio.

In base allo statuto dell’associazione, per arrivare alla chiusura del circolo, sono necessari 64 voti in questo senso, vale a dire quello di tre quarti dei soci. In ogni caso si tratta di una chiusura con il colpo di scena senza dubbio, per una questione che ora sta assumendo contorni sempre più interessanti dopo le ultime prese di posizione.

IL verdetto dell’urna

 

IL circolo ACLI resta aperto

 

IL circolo ACLI di Marina di Montemarciano resterà aperto, pur con le modifiche del caso: è questo il verdetto delle urne, che si sono chiuse domenica sera dopo due giorni dedicati alle votazioni dei soci tesserati. Un’apertura, però, che rischia di rimanere solo sulla carta, dato che hanno preso parte al referendum 67 degli 85 soci e, di questi, 58 esprimendosi per la chiusura del circolo (che si trova presso la parrocchia di Marina) e soltanto 9 per mantenerlo in vita, in “coabitazione” con l’oratorio e le altre attività parrocchiali. Ma poiché lo statuto dell’associazione prevede una maggioranza “qualificata” dei tre quarti dei tesserati per decretare la chiusura, il quorum necessario per rendere valida la votazione non è stato raggiunto ed il locale dovrebbe perciò restare aperto.

La soluzione del referendum era stata proposta dopo una lunga serie di vicissitudini che ha coinvolto i giovani frequentatori del circolo ed il resto della parrocchia, ma anche la politica e l’opinione pubblica locali. Vari problemi di coabitazione si erano verificati negli ultimi mesi, inasprendo man mano le rispettive posizioni e dando adito ad episodi spiacevoli. Tanto da portare alla decisione di sospendere le attività del circolo per ristrutturare i locali in vista del loro utilizzo da parte dell’oratorio, e poi per stabilire tempi e modi di una nuova gestione dell’ACLI. Le condizioni poste, che non hanno incontrato il favore dei ragazzi, indicavano quattro giorni di apertura settimanale dalle ore 18 alle 23, la revoca dell’autogestione, la rimozione del bar a favore dell’installazione di distributori automatici. Ora, dato il risultato interno delle votazioni, sono in previsione una riunione del consiglio direttivo dell’associazione – che, a Marina, rischia il prossimo anno di estinguersi per “cause naturali”, dato che per aprire un circolo sono necessari almeno 15 soci – e poi un’assemblea che raccolga di nuovo tutti i membri per decidere se portare comunque avanti il nuovo progetto di ACLI o se chiudere definitivamente.

 

Tratto dal Corriere Adriatico del 21 novembre 2006 articolo di Rossella Favi

 
 
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