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La Palazzina è sprofondata poco più di un mese fa e da allora è ancora inagibile
Via Pò, continua il braccio di ferro
I residenti: "IL Comune non ci aiuta". La replica: "Non ne hanno diritto".
A poco più di un mese di distanza dal cedimento della palazzina di via Pò, proseguono le analisi tecniche. in ottemperanza all'ordinanza del Sindaco - che aveva disposto entro 15 gg.l'avvio del controllo dell'area e dei necessari accertamenti - i sei proprietari della plazzina numero 50 hanno iniziato nelle scorse settimane i rilievi e i sondaggi per la verifica del terreno, che si prevede proseguiranno almeno fino a settembre. Un profondo scavo sul lato nord-est della casa ha messo in luce il pilastro che ha ceduto ed i ferri delle fondamenta piegati dall'affondamento di 20 cm. i sei condimini hanno incaricato un ingegnere di disporre tutti gli esami di rito, ancora in corso di esecuzione: dai primi accertamenti, l'ipotesi di demolizione ed eventuale ricostruzione da zero sembra quella più probabile. Per ora, invece, nessuna novità riguardo alle cause del dissesto, che ha colto nel sonno, la notte tra il 24 e 25 giugno scorsi, tre delle sei famiglie ospitate dall'abitazione.
di queste ù, una è di turistimù, i quali hanno fatto ritorno alla propria residenza di Jesi, un altro inquilino ha trovato ospitalità presso alcuni parenti, mentre la famiglia Navigli Severini, l'unica che risulta residente nel comune di Montemarciano, è ancora alloggiata presso il vicino Hotel Eden Park.
"Ci hanno lasciati soli" denunciano. "Dopo i primi due giorni non abbiamo più visto nessuno, ci hanno solo detto che avremmo dovuto organizzarci per conto nostro". Nel frattempo, l'hotel, come normale, ha presentato il conto, per poco meno di un mese passato sotto il proprio tetto: un importo notevole, per la coppia di pensionati, che critica il Comune per il mancato contributo alla spesa, dopo che, sottolineano, il comune stesso si è occupato di trovare la camera.
"Un minimo di assistena è comunque necessaria" proseguono i Navigli Severini, anche se l'amministrazione comunale dovrebbe terminare i propri compiti di natura tecnica con i rilievi nella zona pubblica circostante. "Non si vuole riconoscere la situazione di emergenza sociale, ci viene rifiutato ogni tipo di aiuto: una sistemazione alternativa, anche un piccolo apparamento in affitto".
IL Sindaco Cingolani non accetta però quelle che ritiene critiche ingiuste: "Non possiamo fare ciò che la legge non ci permette". infatti, l'eventuale sostegno del Comune sarebbe possibile solo in caso di difficoltà economiche, caso che, guardando ai parametri di legge, non comprenderebbe la famiglia in questione. "Ci siamo adoperati per trovare una sistemazione appena accaduto il fatto, così come sappiamo che la protezione civile si è proposta per un contributo, ma non si può scaricare tutto sulla cosa pubblica o privilegiare alcuni cittadini rispetto ad altri". Ribadisce il primo cittadini di Montemarciano:"una volta accertata la non responsabilità dell'ente pubblico, possiamo intervenire solo in condizioni di disagio economico, che in questo caso non sussistono".
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